Just A Present - Associazione Culturale Galleria Papini

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Just A Present

Mostre > 2021
ESTOTE PARATI – Mostra di Gaston
Just a Present”
Un’opera dell’artista Gaston in omaggio ai soci sostenitori per il 2022
 
4 - 29 Dicembre 2021
Inizio mostra: Sabato 4 Dicembre 2021
                      ore 17.30 presentazione presso lo ShowRoom Vittoria Ribighini
                      ore 18.00 Esposizione presso Galleria Papini
Orario mostra: dal martedì alla domenica 17.30 - 19.30 (chiuso il 24, 25, 26 dicembre)


 
Come già da 11 anni, anche in questo 2021,  la Associazione Culturale Galleria Papini propone l'iniziativa “Just a present”, una mostra che presenta un artista che si è particolarmente distinto, e dà in omaggio un'opera d'arte a chi si iscriverà come socio per l'anno 2022.
E' con grande piacere che ospitiamo quest'anno, nell'ambito di questa iniziativa, l'artista GASTON che con grande generosità mette a disposizione alcune sue opere.

Artista e pittore individualista, con il suo tono marcato e animalesco,  non manca di dare un timbro coloristico alle sue opere. Lontano dalle strutture formali e dal già visto, imprime nelle sue opere un’intensità onirica.
Dalle atmosfere e le cromie di Gaston è possibile leggere le tracce dei pittori che lo hanno preceduto, come i fauves, gli espressionisti, Joan Mirò e gli artisti della transavanguardia tedesca. Senza volerlo collocare all’interno di alcuna corre nte artistica, si evince dai tratti primordiali delle sue opere un legame con l’arte africana.
Le sue creazioni sono diffuse in tutto il mondo, all’interno di collezioni private in Italia, Spagna,Stoccolma e Hong kong. Attraverso i suoi strumenti di lavoro, imprime le emozioni sulla tela, usa i pennelli, le penne, le matite ma anche le mani, la testa e il corpo.”

 
Invitiamo tutti coloro che vorranno iscriversi come soci sostenitori della Associazione Culturale Galleria Papini per l'anno 2022, a venire a scegliere e ritirare l'opera di GASTON che verrà data loro in omaggio.

 
                                                                                                         Il Presidente
                                                                                              Anna Maria Alessandrini


 
1986. È questo l’anno discriminante per Gastone Serrangeli, collezionista appassionato e scrutatore attento e curioso del mondo dell’arte che, in un audace ribaltamento dei ruoli, ha saputo rovesciare il proprio sguardo passando da fruitore a creatore. Un percorso artistico dove le esperienze figurative di riferimento si moltiplicano esponenzialmente negli anni a venire, passando da Willem De Kooning a Jim Dine e focalizzandosi, man mano, su una figurazione traslata, sezionata, enigmatica.

 
Quello che ne deriva è un filone di ricerca che l’artista stesso, in arte Gaston, definisce un nuovo post-impressionismo, ormai lontanissimo dall’immagine retinica mutuata dai soli occhi, che lascia spazio alla libertà coloristica e a soggetti e oggetti ridotti a forme o segni essenziali che non declinano una descrizione pedissequa ma sintetizzano il mondo in linee di contorno marcate, seppur frammentarie e incomplete. Ad essere impressi su tela o su carta sono curve e segmenti aspri e poderosi, più forti anche dei colori primari che li contraddistinguono, e sono proprio questi segni a tracciare le figure con una gestualità vigorosa, non premeditata, anzi, primitiva e istintuale.

 
Inoltre, a energizzare gli elementi, concorre una vis dirompente che si trasmette nell’opera tattilmente: le tracce impresse con le dita dall’autore stesso polverizzano la distanza tra demiurgo e materia, implementando la dinamicità di soggetti provenienti dal gorgo creativo più intimo e riflessivo, dove indefinito e immensità prevalgono su corporeità e finitezza. Per ciò, in queste visioni tumultuose, è impossibile individuare schemi formali conclamati.

 
Nel corpus di opere, creato per la Galleria Papini, Gaston torna su un tema che proprio in questi spazi aveva affrontato nel 2015: il rapporto con la corporeità. Oggi l’intento che guida questi nuovi ritratti maschili colti di fronte o di spalle è quello di presentare un essere umano dal volto e dall’espressività sempre meno significativi. L’identità personale scivola verso la pura utopia e questo piccolo esercito di cinquanta uomini diviene, invece, una raccolta di idealità che pure assurgono a esistenze universalizzate.

 
Un lavoro che assume un rilievo particolare, soprattutto se considerato alla luce di quella che il filosofo tedesco Thomas Macho definisce la “società facciale”: ovvero la nostra ossessione nel produrre volti che popolano il mondo delle immagini intorno a noi, dalla pubblicità ai social media. Una proliferazione che dovrebbe indurci a considerare attentamente, ora più che mai, le parole che Pirandello scrive ne “I quaderni di Serafino Gubbio operatore” nel 1925: “Imparerai a tue spese che nel lungo tragitto della vita incontrerai tante maschere e pochi volti”.

 
Nelle opere di Gaston ai segni, da sempre, si intrecciano stati d’animo diversi e mutevoli nel tempo; non sembra quindi un caso il raccogliere tante figure d’uomini in pochi metri quadri in un momento storico tanto cruciale. Una riflessione che l’autore declina sul versante della caducità umana, sulla speranza che da sempre guida la vita degli uomini e su un nuovo tipo di libertà fatta di regole più definite e stringenti, che si infrangono su una platea sempre più indistinta.

 
Nicoletta Rosetti
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